ABOUT

RICCARDO RAMI STUDIO

“Our Values and our Actions”

 

 

Riccardo rami studio is a reality that

works at international level in the fashion sectors:

Textiles and clothing, design: graphic and industrial,

Communication and language of things.

 

And it makes the research ethical, aesthetic, technological and industrial its purpose.

 

Riccardo rami studio works on two levels:

1. Products that are the result of its research and its aesthetic code

2. Collaborations with companies for their products, collections and brand identity.

Accompany them through the journey that passes from the concept, design of the product to its realization until its dissemination...

 

 

The aim is always to seek a sense of things, a harmony, working with respect towards people and the context in which it is being used.

Combining materials, colors and shape to be able to use all the energy available in the field of action.

Using and combining ancient and non-ancient disciplines, among which feng shui, astrology, pnl, and its own predictive system premo®.

 

At riccardo rami studio we believe that being more sustainable is not a decision that deal only with environment, we are aware that our people and our actions affect the process of social and environmental change.

 

As riccardo rami studio we have always been committed

For research and creativity, respecting people

And the subjects with which we are in contact, and for a correct management of resources.

 

We always work to find the right point of the union between aesthetics and ethics that move us, with awareness

That the right thing is also the beautiful one..

HEADQUARTER

Riccardo Rami Studio takes life in the old factory of Pugi carpets, in the medieval walls of the city of Prato.

The redevelopment of these spaces was began in 1994 with the collaboration of architects Paolo and Francesco Paoletti.

 

Everything changes without changing ...

The open spaces were remained the same with only a few new

Connective openings.

 

The second part of the studio was restored in 2004 and is the evolution of the first intervention.

In this part there are solutions dedicated to the sunlight that use the glass in the walls and glass surfaces in the mezzanino floor that leave the light on the lower floor.

A waterfall of ardesia takes water from an old water well of the former factory and acts as a natural air ionizer.

 

In all two parts, the materials used in the intervention are simple and natural: iron, wood, glass. The colors of the materials are inspired of tuscany, a warmer tone in the first part and more neutral in the second.

All the interventions was though out because at the end  everything had to became only one. In terms of form, materials, colors and solutions and to the context

 

 

 

Plants play an important role in the studio.

Furniture and all the set up was made with natural and recycled materials, paper material for works, packaging and storage is everything with paper and kraft cardboard, resistant and recyclable.

The differentiated waste collection system is used

Energy systems have been converted in a modern low consumption system and the lights are led.

ORGANIZATION

The organization of the study is thought inspired by that of hove, where the work is always the fruit of an interconnection of simultaneous engineering, this in order to take advantage of all knowledge, skills and all experiences and specialties of staff and collaborators .

Everyone has his field of action based on the accumulated experience in that area,

but knows and has experiences in all other activities.

 

The studio is in itself a world that is continuously connected to the rest of the world thanks to the many contacts, connections and trips of everything, the staff and the associates, which together are a world of experience in the textile and clothing sector, in fashion, design and industrial design, trend forecasting, philosophy, anthropology, astrology, feng shui ..

 

The firm and its staff and collaborators,  have a combined experience of combined in various skills and industrial sectors of experience in the industrial sector which over 500 years and have worked together to help companies with they have collaborated to achieve greater success.

The companies with which the firm and its staff and associates have worked

together have generated a total annual turnover of more than 60 mld €.

The right thing is also the beautiful one...

Riccardo Rami

"workman of design"

Perito Tessile, at 28, becomes a freelance fashion designer. Today he deals with fashion, graphics and industrial design, and projects ranging from fashion, to sustainability, to circular economy, to stage costumes for works and films, to designing concept life stores like OPIFICIOjm.

Since 1995 he has had his studio in the Corte del Trincia of Prato, where a century ago there was the Pugi Carpet Factory, a space that today is shared with his collaborators and life companions.

Cavalcando le onde del futuro alla ricerca della  nostra rotta

estratto dall'intervento al Convegno “Osare il Futuro”

Pistoia, Biblioteca San Giorgio, 5 Ottobre 2012

La scaletta del convegno prevedeva che il mio intervento fosse presentato più tardi e, pensavo, quindi di poter “approfittare” del tempo degli altri relatori per arrivare nel futuro in una maniera meno drastica. La variazione di scaletta, o il Caso se vogliamo, anticipa i tempi della mia relazione ma questo fa parte del Destino e fa parte anche di quello che devo dirvi. Lo capirete fra poco, anche in virtù di quello che dirò da ora in poi. Voglio prendere in prestito il fatto di aver dovuto prendere la parola per primo, perchè questo genere di cose ha caratterizzato la mia vita ed è una parte importante di quello che volevo dirvi.

Diciamo che nella vita succedono tante cose, molte delle

quali si vivono un po’ distrattamente, di vissuto consapevolmente rimane ben poco. La sfida è cercare di provare a capirle, perchè è possibile trarne un’esperienza importante utile a meglio direzionarci verso il Futuro.

Prenderò a pretesto la mia vita, per cercare di dare un contributo al titolo della Conferenza, che mi è sembrato un titolo molto interessante, “Osare il Futuro”. A prescindere, infatti, dal momento presente, che fra l’altro è un momento di crisi, il nostro Futuro c’è sempre, è lì, che ci aspetta, e noi dobbiamo “osare” per raggiungerlo.

 

Quando avevo 14 anni, i miei genitori lavoravano nel tessile a Prato, ed erano due operai: mia madre lavorava in filatura, mio padre lavorava ai telai. A quell’epoca, spinto dall’idea di un mondo migliore, bello, tutto mio, cominciai a disegnarlo, disegnavo di tutto quello che mi veniva in mente, cercavo di focalizzarlo su un foglio, per poi (e questo lo capii più tardi. . . ) perseguirlo. . . cosa che ho fatto, e che faccio tutt’ora. Disegnavo macchine, case, abiti, di tutto e i disegni erano i miei Sogni, il mio Mondo.

 I miei genitori alla fine delle scuole medie e a dispetto dei

suggerimenti dei miei professori che avevano consigliato di andare all’istituto delle Belle Arti, decisero di mandarmi, non avendo i soldi per sostenere quel tipo di studi che prevedeva l’Università, all’istituto Tecnico Tullio Buzzi, una scuola tessile dove si diventava periti tessili, periti chimici o periti meccanici. A quell’epoca imperava la tessitura ed io mi diplomai come perito tessile. Prato produceva molto tessuto e quindi, per un ragazzo di allora questo era lo sbocco di lavoro più ambito. Così divenni perito tessile. Il mio territorio, il mio campo di battaglia nel lavoro si decise così.

Qui ho cercato di raffigurare con una linea, dapprima unita e poi dopo la X, tratteggiata in nero, quella che è stata mia vita. “LineaVita” che penso più o meno abbia un andamento simile per molti di noi. Come potete vedere, quando nascia- mo, veniamo messi in una direzione, nostra madre quando ci partorisce ci “spara”, per così dire, in una direzione. Solo più tardi e non per tutti allo stesso modo, ad un certo punto nella nostra vita, ci rendiamo conto, che non è proprio questa la nostra direzione. Per esempio, io quando avevo 18 anni, volevo diventare un bravo perito tessile perché mio padre lavorava in una delle più importanti aziende di Prato che produceva tessuto per gli stilisti che iniziavano allora a fare questo lavoro, vedi Versace, Armani, La Viola, Correggiari. Questo Lanificio, dove mio Padre lavorava, aveva il coraggio a quell’epoca, di vendere tessuti a persone praticamente sconosciute. Ed era mio Padre che, quando ritornava la sera tardi dal lavoro, mi riportava a far vedere dei pezzettini di tessuto e mi raccontava di come il perito tessile dell’azienda (disegnatore tessile, come si direbbe oggi. . . ), Giuseppe Bartolini, collaborasse con questi personaggi aprendo questa nuova strada. Accompagnato da questi pensieri e dal voler diventare bravo come lui, negli anni divenni uno dei più bravi e quotati disegnatori tessili.

 

A 18 anni fantasticavo su tutto questo e leggevo la rivista l’Uomo Vogue, che allora non si trovava facilmente, se non ogni tanto dal Barbiere. Mi ricordo che guardavo le foto, i reda- zionali, leggevo le interviste (devo dire che allora tutto era fatto molto più seriamente di oggi. . . ). Fra tutte quelle interviste una che ancora ricordo sempre, impressa e fresca nella mia mente, è di Giorgio Armani.

 

Nell’intervista lui diceva cosa avrebbe fatto nel prossimo

anno in modo molto chiaro e specifico: avrebbe usato dei tes- suti molto morbidi, non compatti, ed anche un po’ grossolani, abbinati a delle forme morbide, i pantaloni sarebbero stati sen- za piega, ed avrebbe tolto l’intelatura nelle giacche. Il famoso “decostruito”, inventato proprio da Armani. . . la più grande in- venzione dell’ultimo secolo nella moda. . . Dobbiamo ricordarci che si sta parlando del 1977, cioè di 35 anni fa..!! A quell’epoca ci si vestiva tutti azzimati, con dei vestiti di poliestere per chi non poteva spendere, o altrimenti di lane pettinate, compatte, con la piega sui pantaloni che praticamente non veniva più via.

La cosa più stupefacente e che Armani fece veramente tutto ciò che aveva dichiarato.

Questa cosa mi è sempre rimasta impressa, perché è tutt’al-

tro che facile fare ciò che diciamo, specie se è un qualcosa di nuovo, di rivoluzionario da realizzare, mai sperimentato, senza garanzie di successo. Sappiamo che quello è stato un periodo rivoluzionario e certamente in quel momento l’economia andava molto bene, ed ognuno aveva molto agio nel fare quello che voleva. Tutto trovava poi un consenso anche economico, la gente comprava perchè c’era entusiasmo e disponibilità da parte di tutti, sempre ben disposti al nuovo. Tutto quello che veniva prodotto a quei giorni era dovuto all’entusiasmo che veniva messo nelle proprie cose quando venivano realizzate. Ricordo che, ogni tanto, il mio pensiero andava a quell’intervista di Giorgio Armani. Da quel giorno in poi ho cercato di seguire quello che diceva, di capire il suo pensiero rispetto alla moda. Ovviamente  il tutto nei modi che mi erano permessi per quei tempi e per le mie possibilità (senza internet o google).

 

«Cavalcando le onde del futuro, alla ricerca della nostra rotta» è il titolo che ho dato al mio intervento perchè sono convinto che per arrivare al nostro futuro, a un futuro che ci appartiene, diverso da quello di qualsiasi altra persona, se vogliamo arrivare lì dobbiamo, appunto, come fa un surfista, tenere l’onda, e avere in cuor nostro la nostra direzione, adoperandoci per mantenerla. Chiaramente questo vale anche per una nave, che per noi potrebbe rappresentare un’azienda, un insieme di individui accomunati da un unico intento. Avremo, quindi, il vento, le onde del mare, ed il condottiero, lo skipper, che deve tener presente la boa, tenere la rotta giusta e dirigere verso di essa, la barca ed il suo equipaggio.  Il nostro skipper è tutto quello che ci serve sono dentro di noi.

Una cosa che posso confermare, per quella che è stata la mia esperienza, costellata da tanti episodi fantastici ed altrettanti fantastici errori, è che quando ho perso la rotta, l’ho persa perchè sono corso dietro a qualcosa di molto appariscente che mi passava accanto e/o nella mente e che non coincideva con me stesso, perché ho preferito guardare invece che vedere, non sono stato ad ascoltare, a sentire, non ho usato l’intuito, che spesso si cita e poco si usa.

 

Dobbiamo difendere il nostro punto di vista, difendere noi stessi, il nostro mondo, circondarsi di persone con cui abbiamo un’empatia, circondarci delle nostre cose, cosa questa importantissima un po’ come facevano gli alchimisti che si circondavano  delle cose che creavano e producevano. Se queste cose che produciamo sono vere, autentiche e sono fatte da noi, create dalla nostra volontà, con la nostra fatica. Queste cose rinforzano noi ed il nostro punto di vista, proteggendoci.

Non conosco esattamente la platea e non so bene a chi sto parlando. Comunque ognuno di noi ha un’azienda personale che produce, in ogni caso, che siamo noi stessi. Chi, poi, pro- duce delle cose veramente, che siano mobili, abiti, cibi, o altre cose, ha una grande fortuna: quella di potere guardare se stesso nelle cose che ha fatto e cercare di riconoscersi e di conoscersi dentro di quelle. E a volte, quando necessario, essere spietato con se stesso, e dirsi «ma che cosa ho creato? Questa roba qui non è roba mia. . . », perché dirselo/saperlo fa bene. Ci rende più sicuri e ci aiuta in quello che stiamo facendo. Se, invece, perdiamo questa occasione e non vogliamo ammettere che quello che abbiamo fatto è una cosa brutta, sostenendo a noi stesi che è una cosa fantastica, questo porterà nella nostra vita solo confusione. Quindi è chiaro perchè molto del “caos” in cui siamo, in cui si trova la nostra società, è proprio il prodotto di questa confusione di valori. Il mostro della macchina da business, quella in cui siamo entrati produce solo derivati, cose di cui nessuno capisce più neppure l’origine e il perchè, ma a cui viene dato un valore esagerato con lo scopo di venderlo al primo che abbocca.

 

Quindi è per questo che dobbiamo rafforzare il nostro punto di vista e renderlo più solido. Uno dei sistemi migliori è quello di conoscere, avere la consapevolezza di quello che produciamo, di quello che ci accade. Perché quello che produciamo, quando esce fuori dalla nostra “azienda personale” siamo “noi”, e prima di mandarlo in giro io devo sapere che roba è veramente, se mi appartiene.

E se non ci facciamo queste domande perdiamo il senso di quello che stiamo facendo e le nostre cose perdono il loro senso.

 

Sono stati fatti esperimenti  nella fisica quantica che ribaltano quello che noi pensiamo della Realtà, un esperimento fra i più famosi è quello degli elettroni che sono allo stesso tempo sia onde che particelle. La differenza la fa l’Osservatore.  Quindi vuol dire che l’Osservatore, con il semplice fatto di osservare la scena, fa si che questa cambi.

 

Wayne Dyer, psicoterapeuta e scrittore di molti libri, cita

spesso questa frase: «if you change the way to look at things,

the things you are look at change»

 

 

Dobbiamo usare la nostra Volontà, basandola sulle nostre più profonde convinzioni. Dobbiamo collegarci al nostro Inten- to, connettersi con questo. . . Cosa che facciamo tutti i giorni senza saperlo tutte le volte che “vogliamo fortemente” qualcosa.

 

 

 

Come ho già detto, professionalmente nasco come perito tessile, ed è nel tessile che il mio lavoro ha il suo avvio. No- nostante questo, ho sempre coltivato dentro di me le cose che avrei voluto realizzare da grande, là nel Futuro. Ogni giorno il mio pensiero andava a quelle cose che disegnavo definendole fino nei dettagli, cosa che faccio ancora.

Dopo un po’ di lavoro dipendente e da libero professionista decisi di aprire uno Studio, che mi ero immaginato e disegnato. E così fu, anche i mobili erano disegnati da me.

Questi mobili, all’epoca non li ho mai venduti, così come pure quelli che realizzai anni dopo quando mi trasferii nel nuovo Studio dove sono tutt’ora. Alla fine questo, di realizzare mobili ed interni è divenuto parte del mio lavoro.

 

Una volta scrissi un Sogno che avevo in mente da anni (nel web site c'è una sezione apposita per i sogni trascrissi il sogno di cui parlavo, sottoforma di Storia, nel 1997, e gli diedi un titolo: “la via di fuga”. Era ambientato nel 2020. Invece è stato poi realizzato nel 2010. Purtroppo però mi sono reso conto solo dopo che, la mia voglia di fare ha anticipato troppo i tempi.. Questo mi ha causato  problemi, ed ho dovuto impegnare le mie energie per rimediarli.

 

 

Spero che tutto questo i cui abbiamo parlato oggi abbia

trovato delle rispondenze e risuoni positivamente dentro di voi.

L’ultima cosa che vorrei sottolineare è quanto sia importante

quello che “sentiamo” e come questo sia parte del nostro Futuro. Per quanto possa essere impreciso: può non essere domani,

fra una settimana, può essere fra un anno, ma noi dobbiamo mantenere l'ascolto e di vivere l'esperienza.

 

Perchè questa cosa che sentiamo è il nostro Futuro, ed è là che ci aspetta: è uno dei nostri Futuri possibili, alla portata di tutti noi.

 

Sicuramente affrontare il “nostro” Futuro, un Futuro che ci appartiene a cui tendiamo e che ci piace, pur se con mille difficoltà che si possono incontrare per raggiungerlo, è cosa molto più facile che andare a “lavorare” e/o vivere una vita non nostra.

Tel. +39 0574 442235  -  Fax. +39 0574 449795  

E-mail: info@riccardorami.com

P.iva: 02366850978

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